
No Ogm
Una sentenza preoccupante quella del Consiglio di Stato che, di fatto, autorizza la coltivazione nel nostro territorio del mais 810, l'unico prodotto transgenico autorizzato per la coltivazione in Europa. Tale prodotto tra l'altro è stato bandito da molti paesi dell'Unione Europea quali: l'Austria, l'Ungheria, la Germania, Grecia e Lussemburgo, in base al principio di precauzione a tutela della salute dei cittadini. Accogliendo il ricorso di Futuragra, l’associazione degli imprenditori agricoli che vogliono coltivare il mais, i giudici amministrativi hanno ordinato al ministero dell' Agricoltura di concludere il procedimento di istruttoria e di autorizzazione alla coltivazione del mais geneticamente modificato che sia stato già autorizzato a livello comunitario senza attendere la decisione delle regioni sui cosiddetti piani di coesistenza, come invece previsto dall'iter tracciato dal decreto legislativo 212/ 2001 dell’allora ministro Gianni Alemanno. Un sentenza che va contrastata al di là delle rassicurazioni di queste ore del ministro Zaia giacché è noto che la maggioranza del governo esprime di fatto una posizione e una cultura favorevole agli OGM. L'apertura agli OGM è un rischio per la salute dei cittadini, per la tracciabilità dei prodotti, per la sicurezza e la qualità alimentare, per la salvaguardia della biodiversità. E' evidente che il modello produttivo a cui tende l' utilizzo di organismi geneticamente modificati sia il nemico mortale della tipicità dei nostri prodotti agricoli di eccellenza di un’agricoltura legata alla storia, alla cultura, alle tradizioni del nostro paese. E' un ulteriore regalo alle multinazionali. Una deriva che va combattuta e che, però, difficilmente può essere fermata, se non si assume un punto di vista alternativo al modello dominante, al capitalismo, un punto di vista che parla di un altro modello, di altri valori, in cui il profitto come fine in sé viene dopo la qualità ambientale, la certezza della salute dei cittadini, la giustizia sociale.
Tale deriva si contrasta se si sostiene realmente l'agricoltura italiana, soprattutto quella delle piccole e medie aziende agricole oggi strette nella morsa di una crisi soffocante. Occorre dar vita a politiche anti crisi finalizzate a bloccare le vendite all'asta delle aziende fallite, a congelare i debiti delle stesse contratti con le banche e soprattutto dare vita a un piano di investimenti pubblici nel settore agricolo. Occorre incentivare sempre di più lo sviluppo della filiera corta con vantaggi certi per la qualità delle produzioni e il rispetto dell’ambiente, facilitare l'accesso al credito delle piccole aziende. Occorre sopratutto affermare e praticare con politiche adeguate l'idea della sovranità alimentare di ogni paese. Le prossime elezioni Regionali devono essere l'occasione per determinare programmi chiari e atti conseguenti in questo senso e affermare la netta contrarietà all’utilizzo degli OGM. Sosteniamo le continue mobilitazioni degli agricoltori, numerosissime negli ultimi tempi, che hanno ripreso protagonismo e capacità di iniziativa politica volta a far dichiarare lo stato di crisi nelle regioni più colpite, a richiedere la moratoria sui debiti contratti dalle aziende, a ribadire la necessità di una sovranità alimentare di ogni paese e della qualità delle produzioni. Mobilitazioni importanti perché ci dicono di una presa di coscienza alternativa alla logica neoliberista.
Maria Campese – segreteria nazionale – responsabile nazionale Ambiente, Territorio e Beni comuni
Giacomo Marchioni – responsabile nazionale settore Agricoltura e Parchi
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