giovedì 25 marzo 2010


Car*,
siamo ormai a poche ore dal voto per le elezioni regionali. In questo breve lasso di tempo che ci separa dall’appuntamento elettorale è importante dare il massimo per convincere gli indecisi, per abbattere il muro costruito per impedire la nostra presenza su stampa e tv e rendere visibile la nostra proposta.
In questa campagna elettorale, segnata dai deliri di onnipotenza del presidente del consiglio, occorre un voto per battere le destre e per dare una rappresentanza forte nelle regioni alle lavoratrici ed ai lavoratori, i cui diritti sono costantemente e pesantemente sotto attacco.
Ognuno di noi utilizzi gli strumenti (mail, volantini, telefonate, manifesti) e i momenti di cui dispone per chiedere un voto in Puglia per la lista Federazione della Sinistra- Verdi: La sinistra - L'ambiente e chiedere il sostegno alla mia candidatura.
Maria Campese
candidata al consiglio regionale nella circoscrizione BAT nella lista
"Federazione della Sinistra - Verdi: La sinistra - L'ambiente".

giovedì 11 marzo 2010

Perché chiedo il tuo voto


Comitato elettorale: Via Madonna della Croce n. 12 - Barletta
http://mariacampese2010.blogspot.com/; mariacampese@gmail.com; presente anche su Facebook
Chi sono: Maria Campese, candidata al Consiglio regionale nella circoscrizione Barletta/Andria/Trani
Nata a Barletta, mi sono laureata in ingegneria edile a Bologna. Insegno Fisica all’ITIS di Barletta. Sono stata segretaria di circolo a Barletta dal 1997 al 2002. Dal 2002 al 2006 sono stata assessore al Comune di Barletta. Attualmente sono componente della Segreteria nazionale di Rifondazione comunista.
Perché chiedo il tuo voto
La mia è una militanza di lungo corso, sin dai tempi in cui frequentavo il liceo, nei collettivi studentesco e femminista. Nata a Barletta in una famiglia di origine contadina, ho provato sulla pelle cosa significa essere discriminati socialmente. Ho avuto comunque la fortuna di formarmi in un periodo storico in cui lo Stato garantiva, ai meritevoli, forme di sostegno agli studi. E’ stato così che ho potuto laurearmi. Questo oggi non sarebbe più possibile. L’accesso all’istruzione, soprattutto universitaria, sta diventando sempre più proibitivo per famiglie monoreddito (o con reddito precario).
La mia militanza politica è da sempre ispirata alla battaglia contro le ingiustizie, per l’affermazione dei diritti al lavoro, alla casa, alla salute, all’istruzione, e per la difesa dei beni comuni: acqua, territorio, energia, cultura ed istruzione. Ho contrastato l’idea di edilizia economico-popolare relegata a ghetto, ho promosso iniziative per quartieri popolari di qualità, al pari dell’edilizia privata. Il lavoro dovrà essere di qualita’, stabile, non precario, e non rischioso per la salute. Non dovrà più essere consentito il ricatto: se vuoi il lavoro devi accettare gli avvelenamenti, ed il rischio di incidenti (anche mortali) sui luoghi di lavoro. Per la soluzione di questo problema si dovrà puntare alla promozione del turismo e dell’agroalimentare, con valorizzazione del patrimonio culturale, storico, paesaggistico. E’ per ciò che credo vadano contrastate tutte le scelte che vanno in direzione opposta, a partire dagli inceneritori, passando per le centrali a biomasse per finire a tutti gli insediamenti industriali che rapinano il territorio creando opportunità risibili di lavoro.
Vigilerò affinché in Puglia si concretizzi quanto già affermato dal Presidente Nichi Vendola: acqua pubblica, no al nucleare, e opererò affinché si promuovano politiche ‘rifiuti zero’ e si aderisca alle politiche di ‘consumo zero di territorio’.
Un’ultima, ma non ultima, nota voglio rivolgerla alle donne del nostro territorio. Anche questa volta le donne candidate sono poche. Ma le donne, oltre a candidarle, bisogna eleggerle se si vuole portare nelle istituzioni il punto di vista delle donne, l’attenzione ai servizi per i minori, per la propria salute, per gli anziani.
Un punto di vista diverso, quello delle donne che hanno militato nei movimenti femministi e che fanno della lotta per l’emancipazione un elemento centrale della propria militanza politica, a partire dal mettere in atto tutte le misure, ordinarie e straordinarie, per dare lavoro alle donne, perché non ci potrà essere emancipazione se non vi è l’indipendenza economica.
Chiedo quindi alle donne, e non solo, finalmente di scegliersi una rappresentanza all’interno delle istituzioni, perché solo così le politiche per la loro tutela e per la tutela di chi è succube nella società potranno trovare voce.
Per chi ha seguito il mio percorso politico sa bene che non ho mai fatto delle stanze del Palazzo un centro di potere, ho sempre vissuto il mio impegno, ovunque profuso, come servizio per chi è più debole nella società. E non ho mai cambiato schieramento politico, a differenza di tanti che hanno assunto il trasformismo e l’opportunismo come pratica politica.
Le mie parole d’ordine sono state e rimarranno: onestà, coerenza, impegno.
Sta nel voto delle elettrici e degli elettori la vera capacità di cambiamento. Hai un’arma democratica nelle tue mani: il voto. Usalo per darti una rappresentanza in cui riconoscerti.
Maria Campese

martedì 9 marzo 2010

Violenza sulle donne. La sottocultura imperante alimenta il fenomeno


L’8 marzo la gazzetta del nordbarese ha pubblicato sulle pagine di Barletta e Andria casi di violenza sulle donne. Sembrerebbero isolate notizie di cronaca, anche se orrende e raccapriccianti, a cui forse viene dato particolare risalto per via della data, quella dell’8 marzo. In realtà non si tratta affatto di una notizia. Andando a leggere la cronaca dei giornali, si apprende anzi altro. La ragazza condotta al pronto soccorso per le cure ha presentato una denuncia dalla quale è emerso un quadro di violenze subite e mai denunciate per timore di ritorsioni. E questo dimostra che si tratta di un fenomeno che trova linfa nella paura e soprattutto nella sottocultura e nel degrado morale dentro il quale sguazza il nostro paese. Una sottocultura che fa della donna un oggetto, una merce da esibire, usare, buttare, che fa della donna un benefit usato per le tangenti, come si vede avviene oggi dalle parti di qualche istituzione e dell’attuale governo nazionale.
Non si tratta di un fenomeno circoscritto. In Italia, rimanendo ai dati ufficiali di un‘indagine pubblicata dall’Istat nel 2006, sono emersi risultati sconvolgenti: le donne tra i 16 e i 70 anni che hanno dichiarato di esser state vittime di violenza, fisica o sessuale, almeno una volta nella vita sono 6 milioni e 743 mila, cioè il 31,9% della popolazione femminile; considerando il solo stupro, la percentuale è del 4,8% (oltre un milione di donne). Il 14,3% delle donne è stata oggetto di violenze da parte del partner: per la precisione, il 12% è stato oggetto di violenza fisica e il 6,1% di violenza sessuale. Del rimanente 24,7% (violenze provenienti da conoscenti o estranei), si hanno 9,8% di violenze fisiche e 20,4% di violenza sessuale. Per quanto riguarda gli stupri, il 2,4% delle donne afferma di essere stata violentata dal partner e il 2,9% da altre persone. Il 93% delle violenze perpetrate dal coniuge non viene denunciata; la percentuale sale al 96% se l'autore non è il partner. La quasi totalità degli stupri (91,6%) secondo l'Istat non è segnalata alle autorità.
La notizia in questione e questi dati ci parlano dunque di una società ammalata che istiga, essa stessa, questi comportamenti. Ricordiamoci che questo è il paese dove fino a non molti anni fa esisteva il delitto d’onore, abrogato solo nel 1981! L’Italia è un Paese dove vizi privati e pubbliche virtù sono sempre state la regola; l’Italia è un Paese dove sessismo e patriarcato hanno sempre governato i comportamenti della classe politica al potere, con tante sfaccettature diverse, ma mai scalfiti nei fatti. La battaglia per l’abbattimento di questa asfissiante cultura, di questa cappa, intrisa di sessismo e patriarcato deve quindi essere una priorità della politica. Una battaglia prima di tutto culturale, che deve portare ad una modifica radicale della società, consapevoli che sessismo e patriarcato vanno di pari passo alla costruzione di una società capitalistica, fondata sulla disparità per sua stessa natura. In questo percorso le istituzioni devono fare la propria parte e lavorare con decisione sul piano culturale.
Particolare attenzione andrà posta alla creazione di presidi territoriali, i centri antiviolenza e le case protette, in grado di accogliere le donne che fuggono dalle violenze e di garantire loro tutele.
Va inoltre ricordato che la giornata della donna è stata istituita come giornata di lotta, di riscatto e di emancipazione, e quindi rivolgo un appello a tutte le donne che l’8 marzo si ritrovano a proporre gli stessi atteggiamenti e comportamenti degli uomini, con mercificazione dell’altro, spogliarelli, …: non è assumendo i comportamenti sbagliati dei maschi che possiamo promuovere un cambiamento ma lottando tutti i giorni dell’anno perché ci vengano riconosciuti diritti, dignità, rispetto.
Maria Campese

Dietro le belle parole il vero volto del capitalismo


Da Liberazione di martedì 9 marzo 2010

A Parma summit mondiale sulla salute dei bambini

Dietro le belle parole il vero volto del capitalismo

Dal 10 al 12 marzo Parma ospiterà un summit mondiale al quale parteciperanno 106 ministri di 53 Paesi, ufficialmente per combattere le nuove minacce per la salute legate a fattori ambientali, con particolare attenzione alla salute dei bambini. Si tratta della quinta Conferenza ministeriale su ambiente e salute, dal titolo “Proteggere la salute dei bambini in un ambiente che cambia”. Che bell’obiettivo e che bel titolo, verrebbe da dire, se non fosse che dietro questi nobili ideali si cela invece in gran parte il volto untuoso di molti dei potenti di turno che utilizzano Parma per rifarsi il look e mostrarsi belli al mondo intero, magari senza aver concluso nulla sul piano pratico. Proprio quanto i dominanti del mondo hanno tentato di fare, fallendo, col vertice di Copenaghen. E questo perché il modello di sviluppo capitalista non può essere mitigato! E' inutile ad esempio monetizzare l'inquinamento facendo pagare a chi deturpa l'ambiente, lo rende invivibile, se non cambia il modello di produzione.
Per noi comunisti oggi non si tratta solo di battersi per la difesa dell'ambiente, ma di ridefinire come produciamo, cosa produciamo e utilizzando quali risorse energetiche. Occorre quindi ragionare seriamente sulle prospettive di utilizzo di energie rinnovabili - eoliche, geotermiche, solari, a bassa produzione- e dire un secco no alle centrali nucleari. Solo attraverso inversioni di tendenza così radicali sulle scelte si possono affrontare temi globali come quello connesso alla nutrizione, che vede alla fame i 3/4 dell'umanità o quello delle migrazioni dovute a catastrofi ambientali o alla scarsità dei beni primari.
I temi della conferenza che si svolge nella città emiliana includono la protezione della salute da rischi quali acqua e igiene inadeguate, scarsa qualità dell’aria, infortuni e attività fisica, sostanze chimiche nocive, e nuove minacce come gli eventi estremi dovuti al cambiamento climatico.
Ma come possono pensare di trovare soluzioni agli enormi problemi oggetto di discussione quegli stessi paesi, come l’Italia, che per inseguire logiche di speculazione, non si fanno alcun cruccio tanto per fare solo due esempi, a privatizzare un bene fondamentale come l’acqua (fatto che determina necessariamente anche una minore qualità delle stesse acque, per via di minori controlli e per via del profitto da realizzare ad ogni costo) o a puntare ad un folle e pericoloso ritorno al nucleare? Domanda retorica. Risposta: non lo faranno!
Forse non proveranno neppure a tapparsi le orecchie sulle grida che provengono da paesi africani, latinoamericani e asiatici, sulle problematiche che queste aree del mondo patiscono sulla propria pelle, talvolta sapendo però anche indicare una strada diversa. E questa voce va invece ascoltata perché si tratta di una luce che sfonda la nube nera, tossica, dei governi del mondo ed il percorso indicato ad esempio da molti paesi latinoamericani va studiato, incoraggiato, seguito.
Ma per fare questo occorre porre in agenda un cambiamento radicale dei modelli di produzione e di sviluppo economici e sociali legati al profitto e al capitale. La crisi ambientale e alimentare si affronta con una logica del tutto diversa da quella attuale, ad esempio anche con un’agricoltura di piccola scala (filiera corta, sementi tradizionali, biologico, mercati locali, stili di vita sani).
Le logiche perseguite dal capitalismo stanno affossando questo pianeta, la rincorsa al profitto continua a generare mostruose diseguaglianze e si continua ad assistere all’accaparramento delle risorse comuni a scapito della collettività.
Come Rifondazione comunista pensiamo alla necessità di una mobilitazione continua incentrata sui temi ambientali, sociali e del lavoro, per puntare subito ad una modifica drastica, radicale, del modello sin qui perseguito. Proprio perché gran parte dei carnefici del mondo staranno seduti a Parma imbellettati, a mostrare il volto pulito a beneficio delle tv, siamo anche certi che nessuna soluzione adeguata verrà purtroppo presa. Proprio per questi motivi come Rifondazione comunista e come Federazione della sinistra organizzeremo delle mobilitazioni in concomitanza col summit.

Maria Campese

Segreteria nazionale Prc
(Resp. Dipartimento Territorio/Ambiente)

venerdì 5 marzo 2010

“Scrutatori, a Barletta scelta scellerata e clientelare”


Maria Campese (Lista Rifondazione Comunista – Comunisti Italiani e Verdi)
“Scrutatori, a Barletta scelta scellerata e clientelare”
La decisione della commissione elettorale del Consiglio Comunale di Barletta di procedere per nomina diretta per la scelta degli scrutatori è uno schiaffo alle più elementari norme di trasparenza e di democrazia. La commissione elettorale ha compiuto una scelta scellerata, dettata solo da logiche clientelari e di spartizione. Una scelta che getta dubbi sul regolare svolgimento delle operazioni e che penalizza chi in questa fase di crisi economica così acuta, trovandosi in condizioni economiche disagiate (studenti, disoccupati e cassa integrati), avrebbe potuto avere una boccata di ossigeno svolgendo il ruolo di scrutatore, come previsto dalle norme e come praticato da altri comuni d’Italia. A Barletta invece hanno prevalso le logiche di spartizione, anche sulla più semplice possibilità trasparente sorteggio. Di fronte a questo scempio, oltre ad esprimere disappunto e sdegno, denunciamo pubblicamente questa situazione e chiamiamo i cittadini di Barletta a ribellarsi alle logiche che premiano i soliti noti, i parenti, gli amici, i clienti e gli amici di amici della commissione elettorale del Consiglio Comunale. Con la nomina diretta e col conseguente controllo diretto degli scrutatori da parte della commissione elettorale del Consiglio Comunale di Barletta, si seguono le logiche clientelari volute dal governo di destra e viene meno la figura di scrutatore come garante di tutti i cittadini, mentre ci si troverà di fronte ad uno scrutatore di parte, un altro “rappresentante di lista” pagato però con denaro pubblico. Ora i seggi rischiano seriamente di trasformarsi in “comitati elettorali” occupati da schiere di scrutatori alle dirette dipendenze di chi li ha scelti, magari anche amici di candidati o i candidati stessi. Come cittadini, candidati e rappresentanti della Lista Rifondazione Comunista – Comunisti Italiani e Verdi, esprimendo viva preoccupazione per questa situazione pericolosa per la democrazia, assicuriamo sin d’ora che vigileremo con ancora maggiore attenzione affinché le regole vengano rispettate e facciamo appello perché questa decisione venga rivista.

giovedì 4 marzo 2010

“No alle logiche clientelari per la nomina degli scrutatori”


Maria Campese (Lista Rifondazione Comunista – Comunisti Italiani e Verdi)
“No alle logiche clientelari per la nomina degli scrutatori”
Sconcerto e rabbia per quanto sta per fare la commissione elettorale del Consiglio Comunale di Barletta rispetto alla scelta degli scrutatori per le elezioni per il rinnovo del consiglio regionale.
Invece di optare per un trasparente sorteggio, la cattiva politica barlettana intende “controllare” gli scrutatori e procedere alla nomina diretta. E’ chiaro che questa è una scelta che nasce da logiche di spartizione e da spinte clientelari. Ne vedremo senz’altro delle belle con la nomina di figli, parenti, amici ed elettori di chi ha il potere di scegliere i nomi degli scrutatori.
Non osiamo pensare cosa diventeranno i seggi “occupati” da schiere di scrutatori nominati e alle dirette dipendenze di chi li ha scelti, magari anche amici di candidati o i candidati stessi. Invece di garantire trasparenza, invece di assicurare serene operazioni di voto, saranno il caos ed i favoritismi.
Si sarebbe potuto fare invece, così come sta avvenendo in altri comuni, di dare la precedenza a coloro che, regolarmente iscritti nell’albo degli scrutatori, si trovino in una condizione di disagio economico, studenti, disoccupati e cassa integrati. In ogni caso il sorteggio avrebbe garantito trasparenza.
La figura di scrutatore come garante di tutti i cittadini, colui che deve assicurare il regolare svolgimento delle votazioni, viene invece stravolto con queste scelte. Lo scrutatore ha un ruolo molto delicato e ben lontano da quello che invece si vuol fare con l’operazione in corso.
Lo scrutatore ha un ruolo diverso dal rappresentante di lista, che è giusto sia presente nei seggi a rappresentare i partiti e vigilare sulle operazioni di voto, ma che è un rappresentante di parte.
Paradossalmente invece, così facendo, ci si trova di fatto con seggi composti tutti da rappresentanti di lista, pagati però con denaro pubblico.
Chiediamo con forza che vengano ripristinate le regole democratiche e costituzionali e non si seguano le logiche clientelari volute dal governo di destra.
Ci appelliamo ai consiglieri ‘veramente’ democratici perché non si dia corso a queste bieche logiche di spartizione e di clientelismo e che invece lavorino a rendere trasparenti le pratiche di sorteggio pubblicizzando alla cittadinanza il momento in cui questo avviene.

martedì 2 marzo 2010

Precisazioni sulle liste


Spett.le Gazzetta del Mezzogiorno


Oggetto: Precisazioni sulle liste.

Leggendo lo speciale elezioni (inserto alla Gazzetta del Mezzogiorno in data odierna), mi sono soffermata sull’articolo a firma del giornalista Paolo Pinelli sulle liste della provincia Barletta-Andria-Trani per le elezioni regionali.

Pinelli nel suo art. sottolinea il dato negativo della presenza (o sarebbe meglio dire assenza) delle donne nelle candidature. Erroneamente non menziona la lista del Prc-Pdci e Verdi fra quelle che comunque hanno garantito la quota di 1/3 di donne (2 su 6 candidati).

Oltre ciò, quello che va rimarcato non è tanto la presenza nominativa in lista, pure quella importante, ma se c’è effettivamente la volontà politica di investire sulle donne e portare all’interno di istituzioni così importanti il punto di vista delle donne.

L’esperienza passata ci dice che tale volontà, in linea di massima, non c’è stata, poiché ci si è ritrovati con consigli elettivi monosessuati, con qualche sparuta presenza rosa. L’emendamento che avrebbe garantito l’elezione delle donne, cioè quello che prevedeva la doppia preferenza (1 uomo, 1 donna) di fatto non è stato votato dal consiglio regionale a quasi totalità maschile.

E del resto non potrebbe essere altrimenti se continuano a ripetersi situazioni come quella che registriamo in questa competizione elettorale; per fare un esempio Barletta esprime ben 12 candidati al consiglio regionale, di cui una sola donna: la sottoscritta.

Perché è importante non solo la presenza in lista ma la effettiva elezione di donne?
Semplicemente perché la tutela dei diritti delle donne non possono essere garantiti dagli uomini, a cominciare dalla effettiva possibilità di lavoro (stabile e duraturo), alla non relegazione alle funzioni di cura e assistenza di minori ed anziani, all’attenzione ai contesti urbani, alla salute, alla qualità dell’ambiente e dei contesti sociali.

Un punto di vista ed una capacità di intervento che è delle donne, specifica come lo è la differenza di genere, ecco perché chiedo a gran voce alle donne (e non solo a loro) di guardare alle donne e votarle, soprattutto quando vengono da una militanza non dell’ultima ora nei movimenti femministi e mettono al centro l’emancipazione di chi oggi è succube, di chi subisce soprusi e violenze, a partire dalle donne.

Solo una presenza consistente di donne che abbiano questo profilo programmatico potrà avviare un processo di vero risanamento, a partire dalle modalità e dai tempi della politica, ed una seria promozione delle donne alla politica, sia rappresentativa che militante.

Maria Campese

Centrale a biomasse - Giù la maschera


GIU’ LA MASCHERA!
Alla sfrontatezza non c’è limite!
Lo dimostra Alfonso Ventura, assessore alla pianificazione urbanistica, nel rispondere alle osservazioni avanzate al provvedimento di approvazione di una centrale a biomasse a Barletta.
In via preliminare contesto la competenza di un assessore con la delega alla pianificazione urbanistica a proporre tale delibera; la competenza dovrebbe essere delle attività produttive. O forse la competenza scaturisce dalla variante urbanistica che tale manufatto comporta? E quindi emerge che si intende costruire una attività produttiva (di energia) in un ambito territoriale che ha altre vocazioni. Ma del resto, questa amministrazione sta brillando per una pianificazione che tale non è, poiché procede per varianti e per deroghe. Con il lassismo che la caratterizza approverà il nuovo strumento urbanistico quando il territorio comunale sarà esaurito. Molto più funzionale soddisfare le richieste che di volta in volta vengono avanzate dagli imprenditori, dando corpo alla cosiddetta urbanistica contrattata, cioè del ‘do ut des’ (tradotto: ti do se mi dai!). Rifondazione Comunista ha sempre contestato questo modo di procedere ed ha sempre lottato perché fosse garantito alla cittadinanza un contesto urbano vivibile. Abbiamo lottato perché la nuova 167 avesse una dimensione urbanistica più a misura d’uomo, contestando l’estensione eccessiva, in una sola zona, di edilizia popolare, lasciando altre zone più appetibili all’edilizia privata. Oggi l’amministrazione Maffei procede ad estendere ulteriormente il territorio della nuova 167, condannando le famiglie più deprivate socialmente a vivere in una periferia degradata. Altri sindaci, più illuminati, hanno sposato la battaglia per lo ‘Stop al consumo di territorio’ e per il recupero del patrimonio edilizio esistente. In questi anni di amministrazione Maffei la riqualificazione ha significato solo riempire, cementificare, sfruttare qualsiasi pezzettino di territorio lasciato libero dalle precedenti edificazioni. Bella pianificazione urbanistica!
Ma la cosa che più sbalordisce è la sfrontatezza con la quale Ventura afferma che la sua azione politica non è quella di programmare, pianificare, il futuro urbanistico e occupazionale della nostra città, ma dare risposte a qualche decina di persone. Sa Ventura quanti sono i disoccupati della città? Così procedendo quante centrali a biomasse, rigassificatori, magari centrali nucleari, dovrebbero essere costruite per dare le ‘sue’ risposte ai cittadini di Barletta?
Ma il punto Ventura lo centra quando afferma: “vogliamo dare risposte immediate alle centinaia di famiglie disperate della città” pur affermando che l’insediamento occuperà solo poche decine di lavoratori. Ebbene forse Ventura dovrebbe informarsi che le famiglie disperate non sono centinaia ma migliaia nella nostra città. E questa disperazione, nel momento in cui si crea l’illusione di poter essere occupati nella centrale a biomasse (o rigassificatore, o …..), diventa strumento di condizionamento politico.
Non vorrei che questo provvedimento sia uno strumento per illudere i cittadini disperati e indurli ad affidarsi politicamente allo sponsor dell’operazione, portandogli consenso nella prossima competizione elettorale.
Se così fosse saremmo in presenza non solo di una palese ignoranza sulle ricadute che una centrale a biomasse ha sulla salute dei cittadini e sulla vivibilità urbana (e un amministratore non può permettersi l’ignoranza su materie così delicate e compromettenti il futuro di una collettività!) ma anche di azioni finalizzate al tornaconto di pochi.
Si spiega così la mancata pubblicità di questo provvedimento.
Reitero l’invito all’amministrazione comunale a ritirare quel provvedimento, ad informarsi e ad informare la cittadinanza sulle ricadute ambientali di tale attività, e ad indagare gli elementi di inquinamento già presenti sul nostro territorio, fra i quali va segnalato il cdr bruciato nella ciminiera della cementeria. L’amministrazione comunale chieda l’analisi dei fumi che fuoriescono da tale ciminiera!
Questo è il ruolo di una amministrazione che rappresenta gli interessi diffusi della collettività e non gli interessi lobbistici di pochi.
Questo modo di procedere ci rafforza come Partito della Rifondazione Comunista nella giustezza della scelta di presa di distanza dall’amministrazione Maffei sin dall’inizio del suo insediamento: non ci riconosciamo con l’azione dell’attuale amministrazione sia nel merito che nel metodo dei provvedimenti assunti.
Vigileremo che siano tutelati gli interessi e la salute della cittadinanza e chiameremo alla mobilitazione se l’amministrazione Maffei continuerà in azioni lesive per la collettività.
Barletta, 20 gennaio 2010
Maria Campese
Segreteria nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Resp. Naz. Ambiente, Territorio e Beni Comuni

venerdì 26 febbraio 2010

La sicurezza del territorio è una delle priorità di questo paese


Da Liberazione di venerdì 26 febbraio 2010
La sicurezza del territorio è una delle priorità di questo paese

L’Italia è un paese che ha bellezze naturali spesso incomparabili con quelle di altre aree del mondo. Un patrimonio che però si va via via sempre più depauperando a causa di scelte ignobili fatte dalla cattiva politica e dalle commistioni con i comitati d’affari, la lobby del cemento e le mafie sempre pronte a fare scempio del territorio pur di lucrare. Un intreccio perverso in cui sguazza e si pasce la borghesia mafiosa. L’Italia è infatti anche il paese dove il 70 % dei comuni è a rischio idrogeologico, come conferma il rapporto Ambiente Italia 2010 recentemente presentato da Legambiente.
I dissesti idrogeologici, e le catastrofi naturali, anche in considerazione dei cambiamenti climatici in atto rappresentano una delle principali priorità della agenda politica non solo a livello nazionale e locale. E purtroppo suscitano anche appetiti da sciacalli, come si è visto anche col caso del terremoto dell’Aquila.
In Italia da decenni i dissesti idrogeologici, in particolare frane e inondazioni, determinano ingenti perdite di vite umane e frequenti distruzioni di insediamenti, infrastrutture, attività sul territorio e beni culturali. La loro prevenzione e gestione dovrebbero quindi avere una priorità nell’agenda politica. Le notevoli risorse finanziarie pubbliche spese negli ultimi anni non sono di fatto riuscite a ridurre i rischi. Questo dimostra le gravi carenze strutturali della gestione dei territori e soprattutto l’insufficienza dell’agire in stato di emergenza ed è forse dovuto in particolare, come stiamo vedendo con chiarezza oggi, alla precisa volontà politica di operare in emergenza, così da aggirare le norme e poter utilizzare metodi più sbrigativi per gestire affari evitando pastoie burocratiche. Tutto ciò anche a costo di maggiori esborsi e di minori controlli sulla qualità degli interventi e sulla legittimità delle decisioni. E tutto soprattutto senza la ben più lungimirante politica di programmazione del risanamento e di prevenzione del dissesto idrogeologico in atto.
Tocca alla politica mettere fine alle cattive urbanizzazioni, al malgoverno dei bacini fluviali, alla debolezza della lotta contro la deforestazione e l’inquinamento industriale.
Come Federazione della Sinistra nelle regioni in cui andremo a governare e anche in quelle in cui saremo all’opposizione, dobbiamo essere quindi in grado di mettere in atto proposte sulle politiche regionali in materia di dissesto idrogeologico e di mantenere alta l’attenzione dei governi locali sul problema, cercando così di evitare di agire dopo l’ennesimo dramma.
Ricordiamo che si parla di 5581 i comuni, pari al 70 per cento del totale, a potenziale rischio elevato. Sempre come Federazione della Sinistra e come Rifondazione, con i nostri circoli ed i nostri militanti, dobbiamo essere dunque delle sentinelle, delle antenne pronte a captare i segnali di guasto, a monitorare il territorio, a segnalare, denunciare, proporre soluzioni anche in termini di cifre da stanziare.
Dal 1998 al 2007 la spesa per il ripristino delle aree colpite dai principali eventi alluvionali è stata di oltre 10 miliardi di euro. Una stima del 2003 fatta dal ministero dell'Ambiente quantificava in 43 miliardi di euro i fondi necessari per mettere in sicurezza i territori individuati a rischio frane e alluvioni. Il sottosegretario Guido Bertolaso dopo la tragedia che ha colpito il messinese ha parlato di 25 miliardi, mentre il suo collega di governo Altero Matteoli li quantificava a 35. Insomma dalle parti dell’esecutivo nemmeno su questo grave tema hanno le idee chiare.
Resta il fatto che per affrontare il problema servono enormi risorse che non si trovano con i proclami o con la spettacolarizzazione. Si potrebbe però ad esempio pensare di toglierle dalle tante opere inutili e disastrose per il territorio che l’attuale governo cerca di portare avanti.
E’ ora di dire basta alle tragedie annunciate. Sarno, Soverato, la Versilia, e più recentemente Giampilieri e Scaletta Zanclea, nelle menti degli italiani appaiono come sinonimi di tragedie evitabili. Questi eventi luttuosi sono la dimostrazione che la messa in sicurezza del territorio è una delle priorità di questo paese, la vera grande opera pubblica verso cui convogliare risorse, competenze, progetti, investimenti.
Le tragedie servano almeno da monito per il futuro. Non si dovranno più ripetere simili disastri ambientali. Si punti quindi con forza su un intervento pubblico che metta al centro un impegno deciso sul versante del rischio idrogeologico e della difesa del suolo.

Maria Campese
Segreteria nazionale Prc
Resp. Dip. Ambiente, Territorio e Beni comuni

giovedì 25 febbraio 2010

No alla centrale a biomasse. Sì all'energia pulita


La Federazione della Sinistra, coordinamento provinciale di Barletta-Andria-Trani, ha convocato in data 08.02.2010 una conferenza stampa sulle ipotesi di costruzione di centrali a biomasse, con la presenza di Maria Campese (segreteria nazionale del Partito della rifondazione comunista – componente consiglio nazionale della Federazione della sinistra) e Sergio Evangelista, consigliere provinciale della Federazione della Sinistra.
Circa l’ipotesi di costruzione di ben 4 impianti a biomasse nel solo territorio della BAT (sono oltre 400 quelli richiesti a livello regionale) il consigliere Evangelista ha votato favorevolmente l’ordine del giorno presentato al Consiglio provinciale che affermava l’illegittimità del percorso finora fatto per l’approvazione di tali impianti, poiché è il Consiglio provinciale della Bat organo deliberante in tal senso.
Al di là dell’iter seguito, sia Maria Campese, sia Sergio Evangelista hanno sottolineato che:
• Non si tratta di energia pulita. Le emissioni della centrale a biomasse sono estremamente pericolose per l’uomo, procurando tumori e danni genetici. In questo senso vi sono studi e ricerche, e quindi per chi volesse potrebbe documentarsi prima di fare illazioni sulla innocuità di tali impianti.
• Se pure le emissioni fossero zero, la materia prima non si trova in loco ma va importata da Africa e Asia, costringendo le popolazioni di quei luoghi al disboscamento e alla coltivazione di colture finalizzate alla produzione di oli. Inoltre il trasporto del combustibile comporterebbe l’inquinamento dei mari, l’inquinamento dei territori per il trasporto su gomma con autocisterne, lo spreco di risorse combustibili fossili (carburanti) per il funzionamento di navi e camions.
• L’interesse a costruire centrali a biomasse nasce dai contributi pubblici (prelevati dalle nostre tasche attraverso la voce CIP6 nelle bollette), tanto elevati da quasi raddoppiare il costo di costruzione dell’impianto, con un profitto quasi del 100% del capitale investito (per fare un esempio, su un costo di costruzione di E. 250 milioni, nel giro di qualche anno vengono erogati contributi di E. 400 milioni). Niente male come affare!
• Impianti di tale natura compromettono in maniera irreversibile l’economia agricola, la vocazione turistica ed agro-alimentare dei territori, la salute dei cittadini.
• La regione Puglia produce energia elettrica in quantità superiore al proprio fabbisogno, energia che non viene neanche immessa tutta nella rete di distribuzione elettrica, poiché tale rete, obsoleta, non riesce ad assorbirne in quantità maggiore a quella che già trasporta.
• Inoltre questi tipi di impianti, per esperienza già vissuta in altri luoghi in cui sono stati installati, con il tempo vengono trasformati in veri e propri inceneritori, con produzione di diossine e altre sostanze tossiche, magari con lo spauracchio dell’”emergenza rifiuti”.

LA NOSTRA PROPOSTA
La Federazione della Sinistra propone che:
• Si utilizzi la vera energia pulita, quella del sole. Si impiantino su tutti gli edifici: pubblici, industriali ed abitativi, pannelli fotovoltaici (che producono energia elettrica) e pannelli termico-solari (che provvedono al riscaldamento-refrigerazione e produzione di acqua calda). Così facendo tutti i cittadini non avrebbero più bollette energetiche da pagare (luce e gas), ma anzi potrebbero averne un guadagno. Inoltre si creerebbero possibilità lavorative per l’estesa installazione e manutenzione di tali impianti.
• Che si avvii da subito una campagna intensiva di informazione invitando i cittadini ad avere una serie di precauzioni per il risparmio energetico. E’ stato dimostrato che se tutte le lucine dei nostri elettrodomestici quando non sono in funzione venissero spente, in tutta Italia se ne avrebbe un risparmio energetico pari alla produzione di energia elettrica delle 4 centrali nucleari che il governo ha affermato voler costruire.
• Per evitare la strumentale emergenza rifiuti, si avvii da subito una campagna informativa sulla quantità di rifiuti prodotti (imballaggi, contenitori,….) e si promuova ovunque la raccolta differenziata con il ‘porta a porta’ con riuso, recupero e riciclo dei materiali, con un risparmio notevole di risorse e la possibilità di dare risposte occupazionali. E’ dimostrato che per ogni unità lavorativa impiegata nell’inceneritore se ne impiegano 20 nella raccolta differenziata ‘porta a porta’. Ci sono oramai diversi comuni che si stanno avvicinando all’obiettivo ‘rifiuti zero’, per esempio Capannori.
• Quindi una oculata politica ambientale, attenta alle forme di energia usate e basata su politiche di contenimento dei rifiuti, dà una forte risposta occupazionale e si coniuga armoniosamente alle vocazioni turistico ed agro-alimentari dei nostri territori.
Non è dato a sindaci ed amministratori della cosa pubblica l’ignoranza. Se non si hanno competenze si ha il dovere di informarsi e fare scelte conseguenti che salvaguardino il bene collettivo, e non l’interesse di pochi, spregiudicati imprenditori.
Si avvii da subito una consultazione ampia delle popolazioni, informandole correttamente, anziché fare scelte, isolate, nelle segrete stanze.

Barletta, 08 febbraio 2010
Maria Campese

No Ogm


No Ogm

Una sentenza preoccupante quella del Consiglio di Stato che, di fatto, autorizza la coltivazione nel nostro territorio del mais 810, l'unico prodotto transgenico autorizzato per la coltivazione in Europa. Tale prodotto tra l'altro è stato bandito da molti paesi dell'Unione Europea quali: l'Austria, l'Ungheria, la Germania, Grecia e Lussemburgo, in base al principio di precauzione a tutela della salute dei cittadini. Accogliendo il ricorso di Futuragra, l’associazione degli imprenditori agricoli che vogliono coltivare il mais, i giudici amministrativi hanno ordinato al ministero dell' Agricoltura di concludere il procedimento di istruttoria e di autorizzazione alla coltivazione del mais geneticamente modificato che sia stato già autorizzato a livello comunitario senza attendere la decisione delle regioni sui cosiddetti piani di coesistenza, come invece previsto dall'iter tracciato dal decreto legislativo 212/ 2001 dell’allora ministro Gianni Alemanno. Un sentenza che va contrastata al di là delle rassicurazioni di queste ore del ministro Zaia giacché è noto che la maggioranza del governo esprime di fatto una posizione e una cultura favorevole agli OGM. L'apertura agli OGM è un rischio per la salute dei cittadini, per la tracciabilità dei prodotti, per la sicurezza e la qualità alimentare, per la salvaguardia della biodiversità. E' evidente che il modello produttivo a cui tende l' utilizzo di organismi geneticamente modificati sia il nemico mortale della tipicità dei nostri prodotti agricoli di eccellenza di un’agricoltura legata alla storia, alla cultura, alle tradizioni del nostro paese. E' un ulteriore regalo alle multinazionali. Una deriva che va combattuta e che, però, difficilmente può essere fermata, se non si assume un punto di vista alternativo al modello dominante, al capitalismo, un punto di vista che parla di un altro modello, di altri valori, in cui il profitto come fine in sé viene dopo la qualità ambientale, la certezza della salute dei cittadini, la giustizia sociale.
Tale deriva si contrasta se si sostiene realmente l'agricoltura italiana, soprattutto quella delle piccole e medie aziende agricole oggi strette nella morsa di una crisi soffocante. Occorre dar vita a politiche anti crisi finalizzate a bloccare le vendite all'asta delle aziende fallite, a congelare i debiti delle stesse contratti con le banche e soprattutto dare vita a un piano di investimenti pubblici nel settore agricolo. Occorre incentivare sempre di più lo sviluppo della filiera corta con vantaggi certi per la qualità delle produzioni e il rispetto dell’ambiente, facilitare l'accesso al credito delle piccole aziende. Occorre sopratutto affermare e praticare con politiche adeguate l'idea della sovranità alimentare di ogni paese. Le prossime elezioni Regionali devono essere l'occasione per determinare programmi chiari e atti conseguenti in questo senso e affermare la netta contrarietà all’utilizzo degli OGM. Sosteniamo le continue mobilitazioni degli agricoltori, numerosissime negli ultimi tempi, che hanno ripreso protagonismo e capacità di iniziativa politica volta a far dichiarare lo stato di crisi nelle regioni più colpite, a richiedere la moratoria sui debiti contratti dalle aziende, a ribadire la necessità di una sovranità alimentare di ogni paese e della qualità delle produzioni. Mobilitazioni importanti perché ci dicono di una presa di coscienza alternativa alla logica neoliberista.

Maria Campese – segreteria nazionale – responsabile nazionale Ambiente, Territorio e Beni comuni
Giacomo Marchioni – responsabile nazionale settore Agricoltura e Parchi

Nucleare, Campese (Prc): “Invece di puntare sulle energie pulite, il governo conferma scelta pericolosa e costosa”


ROMA – 10 feb. “Un ritorno al nucleare è scientificamente inconsistente, molto costoso e contraddice il referendum popolare del 1987. Purtroppo la decisione di oggi è l’ennesima dimostrazione che il governo fa sul serio e si avvia a prendere questa strada carica di conseguenze nefaste per la collettività”. Lo ha affermato Maria Campese, della segreteria nazionale del Prc e responsabile del Dipartimento Ambiente, territorio e beni comuni, alla luce del via libera dato stamattina dal Consiglio dei ministri al decreto legislativo che comprende i criteri per la scelta dei luoghi in cui nasceranno, le centrali nucleari. Si tratta – spiega Campese – di una violazione dei principi minimi di democrazia (si calpesta il referendum del 1987) e di un ritorno ad un passato carico di insicurezza per i cittadini (gli incidenti sono all’ordine del giorno, il problema delle scorie non è stato mai risolto). “Invece di puntare sulle energie pulite, sulle fonti rinnovabili, che potrebbero essere il fulcro di nuova occupazione si continua a giocare sulla pelle di cittadini e lavoratori. Per questi motivi, come Federazione della Sinistra, insieme ai cittadini, ai comitati ed altre forze politiche e sociali, costruiremo quel percorso referendario che ci porterà a sconfiggere i progetti del governo e di chi sta dietro questa operazione”.

Maria Campese
Segreteria nazionale Prc
(Resp. Dipartimento Territorio/Ambiente)

mercoledì 24 febbraio 2010

Acqua bene pubblico: manifestazione il 20 marzo Noi non ci fermeremo!


Maria Campese*
Abbiamo gridato giù le mani dall'acqua, nei territori, nelle piazze, davanti al Parlamento, nelle istituzioni. Tuttavia non è bastata nemmeno la grande indignazione popolare per bloccare il processo di privatizzazione dell'acqua contenuto nel decreto "salva infrazioni" approvato nei mesi scorsi dal Parlamento. Un provvedimento iniquo che nei fatti impone ai Comuni l'affidamento della gestione dei servizi pubblici a rilevanza economica ai privati o a società a capitale misto, purché partecipino a gare ad evidenza pubblica.
Noi che da sempre ci battiamo in favore dell'acqua come bene comune, per una gestione pubblica e contro ogni tentativo di privatizzazione, non ci fermeremo di fronte alle decisioni prese dal Parlamento ed impartite dalle multinazionali dell'acqua e da qualche spregiudicato speculatore. Già subito dopo il via libera al provvedimento, come Federazione della Sinistra e d'accordo col movimento, abbiamo deciso di promuovere una serie di azioni e tra queste anche la costruzione, nel mese di gennaio, di tre appuntamenti seminariali sul tema dell'acqua, con la presenza come relatori dei compagni del Forum dei movimenti in difesa dell'acqua pubblica. Si è trattato di tre incontri di formazione con i quali siamo riusciti a coprire l'intero territorio nazionale (Bologna, Roma e Bari) ed ai quali hanno partecipato un totale di 150 fra compagne e compagni, molte/i delle/i quali presenti in enti locali. E sono numerose le forme di azione intraprese nei consigli comunali e nelle giunte e avviate per evitare di cadere nella trappola della privatizzazione, dalla presentazione di ordini del giorno alle delibere di giunta, e nei mesi scorsi, durante le riunioni del Comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista, il partito aveva già impegnato i rappresentanti istituzionali del Prc a promuovere atti volti all'inserimento negli Statuti comunali di una specifica formulazione per definire il servizio idrico integrato quale servizio pubblico locale privo di rilevanza economica.
Ora la mobilitazione dal basso, che abbiamo visto crescere negli ultimi mesi insieme alla consapevolezza della posta in palio, deve proseguire e l'acqua deve essere sottratta alle logiche mercantili fatte a scapito della collettività.
L'acqua è tra i principali costituenti degli ecosistemi ed è alla base di tutte le forme di vita conosciute ed è fondamentale nei suoi diversi usi civili, agricoli e industriali. Per Talete, il primo filosofo della storia, l'acqua era l'arché, il principio di tutto. A queste conclusioni lo portava l'osservazione di quanto gli stava intorno. Stiamo parlando di 600 anni prima della nascita di Cristo. Oggi che ne sappiamo molto di più, che la scienza e la tecnica hanno fornito ulteriori elementi di conoscenza, un bene così importante, essenziale per la vita, per alcuni rappresenta una merce da cui trarre il massimo del profitto.
Il Prc ha nel proprio Dna la battaglia in favore dei beni comuni ed è per una gestione pubblica perché considera l'acqua bene comune, essenziale per la vita. Oggi sulla Terra più di un miliardo e trecento milioni di persone non hanno accesso all'acqua potabile. E sono numeri destinati ad aumentare ed alimentati dalle scelte neoliberiste che determinano mostruose diseguaglianze anche nell'accesso a questo bene.
La mercificazione, mettendo l'acqua nelle mani del profitto, comporterebbe anche tariffe salate.
Una gestione pubblica, efficiente e priva della ricerca a tutti i costi del profitto, è invece utile alla salvaguardia di una comunità contro le politiche di rapina dei territori, tutela il paesaggio ed il sistema idrogeologico. Occorrono anche misure che proteggano le risorse idriche al fine di assicurare una distribuzione di acqua potabile di qualità per tutti e è necessaria una gestione integrata delle acque che preveda anche il riciclaggio e riuso, previa depurazione, delle acque reflue, specie per gli usi industriali. Il contrario dell'operazione portata avanti dal governo.
Sono tanti quindi i motivi che ci portano ad aderire con convinzione all'appello lanciato dal Forum italiano dei movimenti per l'acqua e a partecipare alla grande manifestazione che si terrà il 20 marzo a Roma per ribadire il no alla privatizzazione dell'acqua e per riaffermare che l'acqua è un bene comune.
Il Prc e la Federazione della Sinistra saranno in prima linea per bloccare ogni ipotesi di privatizzazione, insieme alle altre forze politiche e sociali che condividono il percorso referendario. Rifondazione comunista mette quindi a disposizione le proprie strutture per il prosieguo di questa importante battaglia che avrà un primo grande momento importante con la manifestazione del 20 marzo e, subito dopo, con la fase di raccolta di firme che avverrà a partire dal prossimo mese di aprile.
*segreteria nazionale Prc


Da Liberazione del 09/02/2010