
La Federazione della Sinistra, coordinamento provinciale di Barletta-Andria-Trani, ha convocato in data 08.02.2010 una conferenza stampa sulle ipotesi di costruzione di centrali a biomasse, con la presenza di Maria Campese (segreteria nazionale del Partito della rifondazione comunista – componente consiglio nazionale della Federazione della sinistra) e Sergio Evangelista, consigliere provinciale della Federazione della Sinistra.
Circa l’ipotesi di costruzione di ben 4 impianti a biomasse nel solo territorio della BAT (sono oltre 400 quelli richiesti a livello regionale) il consigliere Evangelista ha votato favorevolmente l’ordine del giorno presentato al Consiglio provinciale che affermava l’illegittimità del percorso finora fatto per l’approvazione di tali impianti, poiché è il Consiglio provinciale della Bat organo deliberante in tal senso.
Al di là dell’iter seguito, sia Maria Campese, sia Sergio Evangelista hanno sottolineato che:
• Non si tratta di energia pulita. Le emissioni della centrale a biomasse sono estremamente pericolose per l’uomo, procurando tumori e danni genetici. In questo senso vi sono studi e ricerche, e quindi per chi volesse potrebbe documentarsi prima di fare illazioni sulla innocuità di tali impianti.
• Se pure le emissioni fossero zero, la materia prima non si trova in loco ma va importata da Africa e Asia, costringendo le popolazioni di quei luoghi al disboscamento e alla coltivazione di colture finalizzate alla produzione di oli. Inoltre il trasporto del combustibile comporterebbe l’inquinamento dei mari, l’inquinamento dei territori per il trasporto su gomma con autocisterne, lo spreco di risorse combustibili fossili (carburanti) per il funzionamento di navi e camions.
• L’interesse a costruire centrali a biomasse nasce dai contributi pubblici (prelevati dalle nostre tasche attraverso la voce CIP6 nelle bollette), tanto elevati da quasi raddoppiare il costo di costruzione dell’impianto, con un profitto quasi del 100% del capitale investito (per fare un esempio, su un costo di costruzione di E. 250 milioni, nel giro di qualche anno vengono erogati contributi di E. 400 milioni). Niente male come affare!
• Impianti di tale natura compromettono in maniera irreversibile l’economia agricola, la vocazione turistica ed agro-alimentare dei territori, la salute dei cittadini.
• La regione Puglia produce energia elettrica in quantità superiore al proprio fabbisogno, energia che non viene neanche immessa tutta nella rete di distribuzione elettrica, poiché tale rete, obsoleta, non riesce ad assorbirne in quantità maggiore a quella che già trasporta.
• Inoltre questi tipi di impianti, per esperienza già vissuta in altri luoghi in cui sono stati installati, con il tempo vengono trasformati in veri e propri inceneritori, con produzione di diossine e altre sostanze tossiche, magari con lo spauracchio dell’”emergenza rifiuti”.
LA NOSTRA PROPOSTA
La Federazione della Sinistra propone che:
• Si utilizzi la vera energia pulita, quella del sole. Si impiantino su tutti gli edifici: pubblici, industriali ed abitativi, pannelli fotovoltaici (che producono energia elettrica) e pannelli termico-solari (che provvedono al riscaldamento-refrigerazione e produzione di acqua calda). Così facendo tutti i cittadini non avrebbero più bollette energetiche da pagare (luce e gas), ma anzi potrebbero averne un guadagno. Inoltre si creerebbero possibilità lavorative per l’estesa installazione e manutenzione di tali impianti.
• Che si avvii da subito una campagna intensiva di informazione invitando i cittadini ad avere una serie di precauzioni per il risparmio energetico. E’ stato dimostrato che se tutte le lucine dei nostri elettrodomestici quando non sono in funzione venissero spente, in tutta Italia se ne avrebbe un risparmio energetico pari alla produzione di energia elettrica delle 4 centrali nucleari che il governo ha affermato voler costruire.
• Per evitare la strumentale emergenza rifiuti, si avvii da subito una campagna informativa sulla quantità di rifiuti prodotti (imballaggi, contenitori,….) e si promuova ovunque la raccolta differenziata con il ‘porta a porta’ con riuso, recupero e riciclo dei materiali, con un risparmio notevole di risorse e la possibilità di dare risposte occupazionali. E’ dimostrato che per ogni unità lavorativa impiegata nell’inceneritore se ne impiegano 20 nella raccolta differenziata ‘porta a porta’. Ci sono oramai diversi comuni che si stanno avvicinando all’obiettivo ‘rifiuti zero’, per esempio Capannori.
• Quindi una oculata politica ambientale, attenta alle forme di energia usate e basata su politiche di contenimento dei rifiuti, dà una forte risposta occupazionale e si coniuga armoniosamente alle vocazioni turistico ed agro-alimentari dei nostri territori.
Non è dato a sindaci ed amministratori della cosa pubblica l’ignoranza. Se non si hanno competenze si ha il dovere di informarsi e fare scelte conseguenti che salvaguardino il bene collettivo, e non l’interesse di pochi, spregiudicati imprenditori.
Si avvii da subito una consultazione ampia delle popolazioni, informandole correttamente, anziché fare scelte, isolate, nelle segrete stanze.
Barletta, 08 febbraio 2010
Maria Campese