martedì 9 marzo 2010

Violenza sulle donne. La sottocultura imperante alimenta il fenomeno


L’8 marzo la gazzetta del nordbarese ha pubblicato sulle pagine di Barletta e Andria casi di violenza sulle donne. Sembrerebbero isolate notizie di cronaca, anche se orrende e raccapriccianti, a cui forse viene dato particolare risalto per via della data, quella dell’8 marzo. In realtà non si tratta affatto di una notizia. Andando a leggere la cronaca dei giornali, si apprende anzi altro. La ragazza condotta al pronto soccorso per le cure ha presentato una denuncia dalla quale è emerso un quadro di violenze subite e mai denunciate per timore di ritorsioni. E questo dimostra che si tratta di un fenomeno che trova linfa nella paura e soprattutto nella sottocultura e nel degrado morale dentro il quale sguazza il nostro paese. Una sottocultura che fa della donna un oggetto, una merce da esibire, usare, buttare, che fa della donna un benefit usato per le tangenti, come si vede avviene oggi dalle parti di qualche istituzione e dell’attuale governo nazionale.
Non si tratta di un fenomeno circoscritto. In Italia, rimanendo ai dati ufficiali di un‘indagine pubblicata dall’Istat nel 2006, sono emersi risultati sconvolgenti: le donne tra i 16 e i 70 anni che hanno dichiarato di esser state vittime di violenza, fisica o sessuale, almeno una volta nella vita sono 6 milioni e 743 mila, cioè il 31,9% della popolazione femminile; considerando il solo stupro, la percentuale è del 4,8% (oltre un milione di donne). Il 14,3% delle donne è stata oggetto di violenze da parte del partner: per la precisione, il 12% è stato oggetto di violenza fisica e il 6,1% di violenza sessuale. Del rimanente 24,7% (violenze provenienti da conoscenti o estranei), si hanno 9,8% di violenze fisiche e 20,4% di violenza sessuale. Per quanto riguarda gli stupri, il 2,4% delle donne afferma di essere stata violentata dal partner e il 2,9% da altre persone. Il 93% delle violenze perpetrate dal coniuge non viene denunciata; la percentuale sale al 96% se l'autore non è il partner. La quasi totalità degli stupri (91,6%) secondo l'Istat non è segnalata alle autorità.
La notizia in questione e questi dati ci parlano dunque di una società ammalata che istiga, essa stessa, questi comportamenti. Ricordiamoci che questo è il paese dove fino a non molti anni fa esisteva il delitto d’onore, abrogato solo nel 1981! L’Italia è un Paese dove vizi privati e pubbliche virtù sono sempre state la regola; l’Italia è un Paese dove sessismo e patriarcato hanno sempre governato i comportamenti della classe politica al potere, con tante sfaccettature diverse, ma mai scalfiti nei fatti. La battaglia per l’abbattimento di questa asfissiante cultura, di questa cappa, intrisa di sessismo e patriarcato deve quindi essere una priorità della politica. Una battaglia prima di tutto culturale, che deve portare ad una modifica radicale della società, consapevoli che sessismo e patriarcato vanno di pari passo alla costruzione di una società capitalistica, fondata sulla disparità per sua stessa natura. In questo percorso le istituzioni devono fare la propria parte e lavorare con decisione sul piano culturale.
Particolare attenzione andrà posta alla creazione di presidi territoriali, i centri antiviolenza e le case protette, in grado di accogliere le donne che fuggono dalle violenze e di garantire loro tutele.
Va inoltre ricordato che la giornata della donna è stata istituita come giornata di lotta, di riscatto e di emancipazione, e quindi rivolgo un appello a tutte le donne che l’8 marzo si ritrovano a proporre gli stessi atteggiamenti e comportamenti degli uomini, con mercificazione dell’altro, spogliarelli, …: non è assumendo i comportamenti sbagliati dei maschi che possiamo promuovere un cambiamento ma lottando tutti i giorni dell’anno perché ci vengano riconosciuti diritti, dignità, rispetto.
Maria Campese

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