giovedì 25 marzo 2010


Car*,
siamo ormai a poche ore dal voto per le elezioni regionali. In questo breve lasso di tempo che ci separa dall’appuntamento elettorale è importante dare il massimo per convincere gli indecisi, per abbattere il muro costruito per impedire la nostra presenza su stampa e tv e rendere visibile la nostra proposta.
In questa campagna elettorale, segnata dai deliri di onnipotenza del presidente del consiglio, occorre un voto per battere le destre e per dare una rappresentanza forte nelle regioni alle lavoratrici ed ai lavoratori, i cui diritti sono costantemente e pesantemente sotto attacco.
Ognuno di noi utilizzi gli strumenti (mail, volantini, telefonate, manifesti) e i momenti di cui dispone per chiedere un voto in Puglia per la lista Federazione della Sinistra- Verdi: La sinistra - L'ambiente e chiedere il sostegno alla mia candidatura.
Maria Campese
candidata al consiglio regionale nella circoscrizione BAT nella lista
"Federazione della Sinistra - Verdi: La sinistra - L'ambiente".

giovedì 11 marzo 2010

Perché chiedo il tuo voto


Comitato elettorale: Via Madonna della Croce n. 12 - Barletta
http://mariacampese2010.blogspot.com/; mariacampese@gmail.com; presente anche su Facebook
Chi sono: Maria Campese, candidata al Consiglio regionale nella circoscrizione Barletta/Andria/Trani
Nata a Barletta, mi sono laureata in ingegneria edile a Bologna. Insegno Fisica all’ITIS di Barletta. Sono stata segretaria di circolo a Barletta dal 1997 al 2002. Dal 2002 al 2006 sono stata assessore al Comune di Barletta. Attualmente sono componente della Segreteria nazionale di Rifondazione comunista.
Perché chiedo il tuo voto
La mia è una militanza di lungo corso, sin dai tempi in cui frequentavo il liceo, nei collettivi studentesco e femminista. Nata a Barletta in una famiglia di origine contadina, ho provato sulla pelle cosa significa essere discriminati socialmente. Ho avuto comunque la fortuna di formarmi in un periodo storico in cui lo Stato garantiva, ai meritevoli, forme di sostegno agli studi. E’ stato così che ho potuto laurearmi. Questo oggi non sarebbe più possibile. L’accesso all’istruzione, soprattutto universitaria, sta diventando sempre più proibitivo per famiglie monoreddito (o con reddito precario).
La mia militanza politica è da sempre ispirata alla battaglia contro le ingiustizie, per l’affermazione dei diritti al lavoro, alla casa, alla salute, all’istruzione, e per la difesa dei beni comuni: acqua, territorio, energia, cultura ed istruzione. Ho contrastato l’idea di edilizia economico-popolare relegata a ghetto, ho promosso iniziative per quartieri popolari di qualità, al pari dell’edilizia privata. Il lavoro dovrà essere di qualita’, stabile, non precario, e non rischioso per la salute. Non dovrà più essere consentito il ricatto: se vuoi il lavoro devi accettare gli avvelenamenti, ed il rischio di incidenti (anche mortali) sui luoghi di lavoro. Per la soluzione di questo problema si dovrà puntare alla promozione del turismo e dell’agroalimentare, con valorizzazione del patrimonio culturale, storico, paesaggistico. E’ per ciò che credo vadano contrastate tutte le scelte che vanno in direzione opposta, a partire dagli inceneritori, passando per le centrali a biomasse per finire a tutti gli insediamenti industriali che rapinano il territorio creando opportunità risibili di lavoro.
Vigilerò affinché in Puglia si concretizzi quanto già affermato dal Presidente Nichi Vendola: acqua pubblica, no al nucleare, e opererò affinché si promuovano politiche ‘rifiuti zero’ e si aderisca alle politiche di ‘consumo zero di territorio’.
Un’ultima, ma non ultima, nota voglio rivolgerla alle donne del nostro territorio. Anche questa volta le donne candidate sono poche. Ma le donne, oltre a candidarle, bisogna eleggerle se si vuole portare nelle istituzioni il punto di vista delle donne, l’attenzione ai servizi per i minori, per la propria salute, per gli anziani.
Un punto di vista diverso, quello delle donne che hanno militato nei movimenti femministi e che fanno della lotta per l’emancipazione un elemento centrale della propria militanza politica, a partire dal mettere in atto tutte le misure, ordinarie e straordinarie, per dare lavoro alle donne, perché non ci potrà essere emancipazione se non vi è l’indipendenza economica.
Chiedo quindi alle donne, e non solo, finalmente di scegliersi una rappresentanza all’interno delle istituzioni, perché solo così le politiche per la loro tutela e per la tutela di chi è succube nella società potranno trovare voce.
Per chi ha seguito il mio percorso politico sa bene che non ho mai fatto delle stanze del Palazzo un centro di potere, ho sempre vissuto il mio impegno, ovunque profuso, come servizio per chi è più debole nella società. E non ho mai cambiato schieramento politico, a differenza di tanti che hanno assunto il trasformismo e l’opportunismo come pratica politica.
Le mie parole d’ordine sono state e rimarranno: onestà, coerenza, impegno.
Sta nel voto delle elettrici e degli elettori la vera capacità di cambiamento. Hai un’arma democratica nelle tue mani: il voto. Usalo per darti una rappresentanza in cui riconoscerti.
Maria Campese

martedì 9 marzo 2010

Violenza sulle donne. La sottocultura imperante alimenta il fenomeno


L’8 marzo la gazzetta del nordbarese ha pubblicato sulle pagine di Barletta e Andria casi di violenza sulle donne. Sembrerebbero isolate notizie di cronaca, anche se orrende e raccapriccianti, a cui forse viene dato particolare risalto per via della data, quella dell’8 marzo. In realtà non si tratta affatto di una notizia. Andando a leggere la cronaca dei giornali, si apprende anzi altro. La ragazza condotta al pronto soccorso per le cure ha presentato una denuncia dalla quale è emerso un quadro di violenze subite e mai denunciate per timore di ritorsioni. E questo dimostra che si tratta di un fenomeno che trova linfa nella paura e soprattutto nella sottocultura e nel degrado morale dentro il quale sguazza il nostro paese. Una sottocultura che fa della donna un oggetto, una merce da esibire, usare, buttare, che fa della donna un benefit usato per le tangenti, come si vede avviene oggi dalle parti di qualche istituzione e dell’attuale governo nazionale.
Non si tratta di un fenomeno circoscritto. In Italia, rimanendo ai dati ufficiali di un‘indagine pubblicata dall’Istat nel 2006, sono emersi risultati sconvolgenti: le donne tra i 16 e i 70 anni che hanno dichiarato di esser state vittime di violenza, fisica o sessuale, almeno una volta nella vita sono 6 milioni e 743 mila, cioè il 31,9% della popolazione femminile; considerando il solo stupro, la percentuale è del 4,8% (oltre un milione di donne). Il 14,3% delle donne è stata oggetto di violenze da parte del partner: per la precisione, il 12% è stato oggetto di violenza fisica e il 6,1% di violenza sessuale. Del rimanente 24,7% (violenze provenienti da conoscenti o estranei), si hanno 9,8% di violenze fisiche e 20,4% di violenza sessuale. Per quanto riguarda gli stupri, il 2,4% delle donne afferma di essere stata violentata dal partner e il 2,9% da altre persone. Il 93% delle violenze perpetrate dal coniuge non viene denunciata; la percentuale sale al 96% se l'autore non è il partner. La quasi totalità degli stupri (91,6%) secondo l'Istat non è segnalata alle autorità.
La notizia in questione e questi dati ci parlano dunque di una società ammalata che istiga, essa stessa, questi comportamenti. Ricordiamoci che questo è il paese dove fino a non molti anni fa esisteva il delitto d’onore, abrogato solo nel 1981! L’Italia è un Paese dove vizi privati e pubbliche virtù sono sempre state la regola; l’Italia è un Paese dove sessismo e patriarcato hanno sempre governato i comportamenti della classe politica al potere, con tante sfaccettature diverse, ma mai scalfiti nei fatti. La battaglia per l’abbattimento di questa asfissiante cultura, di questa cappa, intrisa di sessismo e patriarcato deve quindi essere una priorità della politica. Una battaglia prima di tutto culturale, che deve portare ad una modifica radicale della società, consapevoli che sessismo e patriarcato vanno di pari passo alla costruzione di una società capitalistica, fondata sulla disparità per sua stessa natura. In questo percorso le istituzioni devono fare la propria parte e lavorare con decisione sul piano culturale.
Particolare attenzione andrà posta alla creazione di presidi territoriali, i centri antiviolenza e le case protette, in grado di accogliere le donne che fuggono dalle violenze e di garantire loro tutele.
Va inoltre ricordato che la giornata della donna è stata istituita come giornata di lotta, di riscatto e di emancipazione, e quindi rivolgo un appello a tutte le donne che l’8 marzo si ritrovano a proporre gli stessi atteggiamenti e comportamenti degli uomini, con mercificazione dell’altro, spogliarelli, …: non è assumendo i comportamenti sbagliati dei maschi che possiamo promuovere un cambiamento ma lottando tutti i giorni dell’anno perché ci vengano riconosciuti diritti, dignità, rispetto.
Maria Campese

Dietro le belle parole il vero volto del capitalismo


Da Liberazione di martedì 9 marzo 2010

A Parma summit mondiale sulla salute dei bambini

Dietro le belle parole il vero volto del capitalismo

Dal 10 al 12 marzo Parma ospiterà un summit mondiale al quale parteciperanno 106 ministri di 53 Paesi, ufficialmente per combattere le nuove minacce per la salute legate a fattori ambientali, con particolare attenzione alla salute dei bambini. Si tratta della quinta Conferenza ministeriale su ambiente e salute, dal titolo “Proteggere la salute dei bambini in un ambiente che cambia”. Che bell’obiettivo e che bel titolo, verrebbe da dire, se non fosse che dietro questi nobili ideali si cela invece in gran parte il volto untuoso di molti dei potenti di turno che utilizzano Parma per rifarsi il look e mostrarsi belli al mondo intero, magari senza aver concluso nulla sul piano pratico. Proprio quanto i dominanti del mondo hanno tentato di fare, fallendo, col vertice di Copenaghen. E questo perché il modello di sviluppo capitalista non può essere mitigato! E' inutile ad esempio monetizzare l'inquinamento facendo pagare a chi deturpa l'ambiente, lo rende invivibile, se non cambia il modello di produzione.
Per noi comunisti oggi non si tratta solo di battersi per la difesa dell'ambiente, ma di ridefinire come produciamo, cosa produciamo e utilizzando quali risorse energetiche. Occorre quindi ragionare seriamente sulle prospettive di utilizzo di energie rinnovabili - eoliche, geotermiche, solari, a bassa produzione- e dire un secco no alle centrali nucleari. Solo attraverso inversioni di tendenza così radicali sulle scelte si possono affrontare temi globali come quello connesso alla nutrizione, che vede alla fame i 3/4 dell'umanità o quello delle migrazioni dovute a catastrofi ambientali o alla scarsità dei beni primari.
I temi della conferenza che si svolge nella città emiliana includono la protezione della salute da rischi quali acqua e igiene inadeguate, scarsa qualità dell’aria, infortuni e attività fisica, sostanze chimiche nocive, e nuove minacce come gli eventi estremi dovuti al cambiamento climatico.
Ma come possono pensare di trovare soluzioni agli enormi problemi oggetto di discussione quegli stessi paesi, come l’Italia, che per inseguire logiche di speculazione, non si fanno alcun cruccio tanto per fare solo due esempi, a privatizzare un bene fondamentale come l’acqua (fatto che determina necessariamente anche una minore qualità delle stesse acque, per via di minori controlli e per via del profitto da realizzare ad ogni costo) o a puntare ad un folle e pericoloso ritorno al nucleare? Domanda retorica. Risposta: non lo faranno!
Forse non proveranno neppure a tapparsi le orecchie sulle grida che provengono da paesi africani, latinoamericani e asiatici, sulle problematiche che queste aree del mondo patiscono sulla propria pelle, talvolta sapendo però anche indicare una strada diversa. E questa voce va invece ascoltata perché si tratta di una luce che sfonda la nube nera, tossica, dei governi del mondo ed il percorso indicato ad esempio da molti paesi latinoamericani va studiato, incoraggiato, seguito.
Ma per fare questo occorre porre in agenda un cambiamento radicale dei modelli di produzione e di sviluppo economici e sociali legati al profitto e al capitale. La crisi ambientale e alimentare si affronta con una logica del tutto diversa da quella attuale, ad esempio anche con un’agricoltura di piccola scala (filiera corta, sementi tradizionali, biologico, mercati locali, stili di vita sani).
Le logiche perseguite dal capitalismo stanno affossando questo pianeta, la rincorsa al profitto continua a generare mostruose diseguaglianze e si continua ad assistere all’accaparramento delle risorse comuni a scapito della collettività.
Come Rifondazione comunista pensiamo alla necessità di una mobilitazione continua incentrata sui temi ambientali, sociali e del lavoro, per puntare subito ad una modifica drastica, radicale, del modello sin qui perseguito. Proprio perché gran parte dei carnefici del mondo staranno seduti a Parma imbellettati, a mostrare il volto pulito a beneficio delle tv, siamo anche certi che nessuna soluzione adeguata verrà purtroppo presa. Proprio per questi motivi come Rifondazione comunista e come Federazione della sinistra organizzeremo delle mobilitazioni in concomitanza col summit.

Maria Campese

Segreteria nazionale Prc
(Resp. Dipartimento Territorio/Ambiente)

venerdì 5 marzo 2010

“Scrutatori, a Barletta scelta scellerata e clientelare”


Maria Campese (Lista Rifondazione Comunista – Comunisti Italiani e Verdi)
“Scrutatori, a Barletta scelta scellerata e clientelare”
La decisione della commissione elettorale del Consiglio Comunale di Barletta di procedere per nomina diretta per la scelta degli scrutatori è uno schiaffo alle più elementari norme di trasparenza e di democrazia. La commissione elettorale ha compiuto una scelta scellerata, dettata solo da logiche clientelari e di spartizione. Una scelta che getta dubbi sul regolare svolgimento delle operazioni e che penalizza chi in questa fase di crisi economica così acuta, trovandosi in condizioni economiche disagiate (studenti, disoccupati e cassa integrati), avrebbe potuto avere una boccata di ossigeno svolgendo il ruolo di scrutatore, come previsto dalle norme e come praticato da altri comuni d’Italia. A Barletta invece hanno prevalso le logiche di spartizione, anche sulla più semplice possibilità trasparente sorteggio. Di fronte a questo scempio, oltre ad esprimere disappunto e sdegno, denunciamo pubblicamente questa situazione e chiamiamo i cittadini di Barletta a ribellarsi alle logiche che premiano i soliti noti, i parenti, gli amici, i clienti e gli amici di amici della commissione elettorale del Consiglio Comunale. Con la nomina diretta e col conseguente controllo diretto degli scrutatori da parte della commissione elettorale del Consiglio Comunale di Barletta, si seguono le logiche clientelari volute dal governo di destra e viene meno la figura di scrutatore come garante di tutti i cittadini, mentre ci si troverà di fronte ad uno scrutatore di parte, un altro “rappresentante di lista” pagato però con denaro pubblico. Ora i seggi rischiano seriamente di trasformarsi in “comitati elettorali” occupati da schiere di scrutatori alle dirette dipendenze di chi li ha scelti, magari anche amici di candidati o i candidati stessi. Come cittadini, candidati e rappresentanti della Lista Rifondazione Comunista – Comunisti Italiani e Verdi, esprimendo viva preoccupazione per questa situazione pericolosa per la democrazia, assicuriamo sin d’ora che vigileremo con ancora maggiore attenzione affinché le regole vengano rispettate e facciamo appello perché questa decisione venga rivista.

giovedì 4 marzo 2010

“No alle logiche clientelari per la nomina degli scrutatori”


Maria Campese (Lista Rifondazione Comunista – Comunisti Italiani e Verdi)
“No alle logiche clientelari per la nomina degli scrutatori”
Sconcerto e rabbia per quanto sta per fare la commissione elettorale del Consiglio Comunale di Barletta rispetto alla scelta degli scrutatori per le elezioni per il rinnovo del consiglio regionale.
Invece di optare per un trasparente sorteggio, la cattiva politica barlettana intende “controllare” gli scrutatori e procedere alla nomina diretta. E’ chiaro che questa è una scelta che nasce da logiche di spartizione e da spinte clientelari. Ne vedremo senz’altro delle belle con la nomina di figli, parenti, amici ed elettori di chi ha il potere di scegliere i nomi degli scrutatori.
Non osiamo pensare cosa diventeranno i seggi “occupati” da schiere di scrutatori nominati e alle dirette dipendenze di chi li ha scelti, magari anche amici di candidati o i candidati stessi. Invece di garantire trasparenza, invece di assicurare serene operazioni di voto, saranno il caos ed i favoritismi.
Si sarebbe potuto fare invece, così come sta avvenendo in altri comuni, di dare la precedenza a coloro che, regolarmente iscritti nell’albo degli scrutatori, si trovino in una condizione di disagio economico, studenti, disoccupati e cassa integrati. In ogni caso il sorteggio avrebbe garantito trasparenza.
La figura di scrutatore come garante di tutti i cittadini, colui che deve assicurare il regolare svolgimento delle votazioni, viene invece stravolto con queste scelte. Lo scrutatore ha un ruolo molto delicato e ben lontano da quello che invece si vuol fare con l’operazione in corso.
Lo scrutatore ha un ruolo diverso dal rappresentante di lista, che è giusto sia presente nei seggi a rappresentare i partiti e vigilare sulle operazioni di voto, ma che è un rappresentante di parte.
Paradossalmente invece, così facendo, ci si trova di fatto con seggi composti tutti da rappresentanti di lista, pagati però con denaro pubblico.
Chiediamo con forza che vengano ripristinate le regole democratiche e costituzionali e non si seguano le logiche clientelari volute dal governo di destra.
Ci appelliamo ai consiglieri ‘veramente’ democratici perché non si dia corso a queste bieche logiche di spartizione e di clientelismo e che invece lavorino a rendere trasparenti le pratiche di sorteggio pubblicizzando alla cittadinanza il momento in cui questo avviene.

martedì 2 marzo 2010

Precisazioni sulle liste


Spett.le Gazzetta del Mezzogiorno


Oggetto: Precisazioni sulle liste.

Leggendo lo speciale elezioni (inserto alla Gazzetta del Mezzogiorno in data odierna), mi sono soffermata sull’articolo a firma del giornalista Paolo Pinelli sulle liste della provincia Barletta-Andria-Trani per le elezioni regionali.

Pinelli nel suo art. sottolinea il dato negativo della presenza (o sarebbe meglio dire assenza) delle donne nelle candidature. Erroneamente non menziona la lista del Prc-Pdci e Verdi fra quelle che comunque hanno garantito la quota di 1/3 di donne (2 su 6 candidati).

Oltre ciò, quello che va rimarcato non è tanto la presenza nominativa in lista, pure quella importante, ma se c’è effettivamente la volontà politica di investire sulle donne e portare all’interno di istituzioni così importanti il punto di vista delle donne.

L’esperienza passata ci dice che tale volontà, in linea di massima, non c’è stata, poiché ci si è ritrovati con consigli elettivi monosessuati, con qualche sparuta presenza rosa. L’emendamento che avrebbe garantito l’elezione delle donne, cioè quello che prevedeva la doppia preferenza (1 uomo, 1 donna) di fatto non è stato votato dal consiglio regionale a quasi totalità maschile.

E del resto non potrebbe essere altrimenti se continuano a ripetersi situazioni come quella che registriamo in questa competizione elettorale; per fare un esempio Barletta esprime ben 12 candidati al consiglio regionale, di cui una sola donna: la sottoscritta.

Perché è importante non solo la presenza in lista ma la effettiva elezione di donne?
Semplicemente perché la tutela dei diritti delle donne non possono essere garantiti dagli uomini, a cominciare dalla effettiva possibilità di lavoro (stabile e duraturo), alla non relegazione alle funzioni di cura e assistenza di minori ed anziani, all’attenzione ai contesti urbani, alla salute, alla qualità dell’ambiente e dei contesti sociali.

Un punto di vista ed una capacità di intervento che è delle donne, specifica come lo è la differenza di genere, ecco perché chiedo a gran voce alle donne (e non solo a loro) di guardare alle donne e votarle, soprattutto quando vengono da una militanza non dell’ultima ora nei movimenti femministi e mettono al centro l’emancipazione di chi oggi è succube, di chi subisce soprusi e violenze, a partire dalle donne.

Solo una presenza consistente di donne che abbiano questo profilo programmatico potrà avviare un processo di vero risanamento, a partire dalle modalità e dai tempi della politica, ed una seria promozione delle donne alla politica, sia rappresentativa che militante.

Maria Campese