
Spett.le Gazzetta del Mezzogiorno
Oggetto: Precisazioni sulle liste.
Leggendo lo speciale elezioni (inserto alla Gazzetta del Mezzogiorno in data odierna), mi sono soffermata sull’articolo a firma del giornalista Paolo Pinelli sulle liste della provincia Barletta-Andria-Trani per le elezioni regionali.
Pinelli nel suo art. sottolinea il dato negativo della presenza (o sarebbe meglio dire assenza) delle donne nelle candidature. Erroneamente non menziona la lista del Prc-Pdci e Verdi fra quelle che comunque hanno garantito la quota di 1/3 di donne (2 su 6 candidati).
Oltre ciò, quello che va rimarcato non è tanto la presenza nominativa in lista, pure quella importante, ma se c’è effettivamente la volontà politica di investire sulle donne e portare all’interno di istituzioni così importanti il punto di vista delle donne.
L’esperienza passata ci dice che tale volontà, in linea di massima, non c’è stata, poiché ci si è ritrovati con consigli elettivi monosessuati, con qualche sparuta presenza rosa. L’emendamento che avrebbe garantito l’elezione delle donne, cioè quello che prevedeva la doppia preferenza (1 uomo, 1 donna) di fatto non è stato votato dal consiglio regionale a quasi totalità maschile.
E del resto non potrebbe essere altrimenti se continuano a ripetersi situazioni come quella che registriamo in questa competizione elettorale; per fare un esempio Barletta esprime ben 12 candidati al consiglio regionale, di cui una sola donna: la sottoscritta.
Perché è importante non solo la presenza in lista ma la effettiva elezione di donne?
Semplicemente perché la tutela dei diritti delle donne non possono essere garantiti dagli uomini, a cominciare dalla effettiva possibilità di lavoro (stabile e duraturo), alla non relegazione alle funzioni di cura e assistenza di minori ed anziani, all’attenzione ai contesti urbani, alla salute, alla qualità dell’ambiente e dei contesti sociali.
Un punto di vista ed una capacità di intervento che è delle donne, specifica come lo è la differenza di genere, ecco perché chiedo a gran voce alle donne (e non solo a loro) di guardare alle donne e votarle, soprattutto quando vengono da una militanza non dell’ultima ora nei movimenti femministi e mettono al centro l’emancipazione di chi oggi è succube, di chi subisce soprusi e violenze, a partire dalle donne.
Solo una presenza consistente di donne che abbiano questo profilo programmatico potrà avviare un processo di vero risanamento, a partire dalle modalità e dai tempi della politica, ed una seria promozione delle donne alla politica, sia rappresentativa che militante.
Maria Campese
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